Carceri, rafforzare percorsi reinserimento

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Il progetto presentato nel corso di un convegno al Senato col ministro Bonafede

La permanenza in carcere deve consistere in altro oltre la pena detentiva. Deve essere un momento di rieducazione. Ne è convinto il senatore Arnaldo Lomuti. «Riscattare chi ha fatto un errore e farlo diventare parte attiva è un successo della collettività», ha detto l’esponente del M5S in commissione Giustizia nella sua relazione al convegno “Programma di Educazione alla Pace: uno strumento riabilitativo della persona in ambiente carcerario”.

Sono diversi i progetti di reinserimento nelle carceri. Da Brigata Caterina, la pizzeria dei detenuti di Poggioreale alle Scappatelle, i biscotti realizzati dai detenuti del progetto Made in Carcere. A questi si affiancano anche progetti di scolarizzazione. A questi si aggiunge anche il Programma di Educazione alla Pace. Un progetto che mira alla riduzione del tasso di recidiva, «concorrendo alla riabilitazione sociale ed individuale, mediante la possibilità di riflettere sul valore della vita, sulla dignità, sulla pace, sull’importanza di fare scelte consapevoli», ha detto Lomuti.

Ad oggi sono ancora pochi i detenuti che hanno accesso a percorsi di rieducazione. E non tutti gli istituti penitenziari ne hanno avviati. «La rieducazione consiste nell’opportunità data al condannato di correggere la propria propensione alla antisocialità, di adeguarsi alle regole della convivenza e di permetterne il reinserimento progressivo nella società», ha detto il senatore. «È indispensabile – ha aggiunto – porsi come scopo quello di rendere il carcere un ambiente inclusivo, che dia realmente a tutti la prospettiva del reinserimento nella società».

Redazione
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