La situazione dei campi nella fase 2

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L’intervista alla presidente dell’organizzazione Il Pulmino Verde Fernanda Torre

Il sistema di accoglienza diffusa italiano esiste anche in Grecia. Lì si chiama Estia (casa). Un programma gestito dall’Unhcr e finanziato dalla Commissione Europea che, negli anni, ha versato 496 milioni di euro. Il programma ospita circa 22 mila rifugiati dei circa 120 mila tra migranti e rifugiati presenti nel Paese. Il periodo di permanenza nel programma era di sei mesi. Con un decreto ministeriale del 7 aprile scorso è stato abbassato ad un mese. Dato il periodo di emergenza sanitaria il governo ha stabilito che il 1 giugno i richiedenti asilo dovessero lasciare gli appartamenti.

Fra 3 giorni queste persone dovranno lasciare gli alloggi. Unhcr stima che siano 8.500 persone. I media locali parlano di 10 mila persone. La metà di queste vive nella capitale. «Il decreto non prevede un’alterativa per queste persone. Una parte diventerà senza tetto. Il rischio è che invadano parchi, strade. Il Comune di Atene e le ong hanno attivato una rete per trovare una sistemazioni di fortuna e per fornire un’assistenza di prima necessità a queste persone», racconta la presidente dell’associazione Il Pulmino Verde, Fernanda Torre.

«Saranno sfrattati – sottolinea la Torre – perché il loro posto dovrà essere preso da altri migranti. Una parte di quelli che vivono nei campi delle isole di Lesbo, Chios, Samos». Mercoledì ad Atene si è tenuta la manifestazione Not living my home. Queste persone hanno voluto denunciare la propria situazione. Con la decisione del governo non avranno neanche più accesso all’assistenza economica, pari a 90 euro mensili.

Come avevamo anticipato nell’intervista alla presidente de Il Pulmino Verde a metà aprile, i campi greci sono in lockdown. Lo resteranno fino al 7 giugno. Nonostante siano stati chiusi per l’emergenza sanitaria le condizioni igienico sanitarie lasciano a desiderare. «Nel campo di Moria – racconta la presidente de Il Pulmino Verde – c’è un bagno ogni 210 persone. Una doccia ogni 630. Impossibile rispettare le regole di contenimento del Coronavirus perché mancavano acqua e sapone. Anche se le autorità greche dicono non ci siano stati morti da Coronavirus». Intanto il governo ha inviato militari al fiume Evros, al confine con la Turchia, perchè è probabile che riprenda il flusso di migranti dopo la fase acuta dell’emergenza.

Intanto in Bosnia è stato realizzato un nuovo campo a Lipa, come anticipammo a metà aprile. «Aperto per fronteggiare l’emergenza diventerà un campo a tutti gli effetti», sostiene Fernanda Torre. Dal villaggio, che si trova a circa 25 chilometri dal confine con la Croazia, è più facile provare a scappare e ad oltrepassare il confine. Durante la fase 1 i controlli alla frontiera si erano diminuiti. Dal 10 maggio sono ripresi i controlli con i numeri pre emergenza Covid-19. «L’intenzione del governo è quella di chiudere i campi Bira di Bihač (le cui presenze sono calate da 1700 a 700 persone) e Miral di Velika Kladusa per trasferire i migranti a Lipa», sostiene Fernando Torre.

Ciro Oliviero

Redazione
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