Calabria, protocollo per beni confiscati

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A ratificarlo il consorzio Macramè, l’Università della Ricerca, della Memoria e dell’Impegno e l’associazione San Benedetto Abate

In occasione dei 25 anni dalla legge Rognoni-La Torre dello scorso marzo Libera fa pubblicato il dossier Fattiperbene che fotografa la situazione del riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie. In Italia sono 36.600 i beni immobili confiscati dal 1982 ad oggi. Il 48 per cento sono stati destinati ad associazioni, cooperative, riutilizzati per ospitare uffici comunali o sedi delle forze dell’ordine. Con 2908 la Calabria è la seconda regione per numero di beni. La stessa regioni è terza, dopo Sicilia e Campania, per aziende confiscate messe in vendita, liquidazione o date in gestione a cooperative formate dai lavoratori che già vi lavoravano.

La rete sociale della Calabria ora rafforza l’impegno sui beni recuperati. Lo fa attraverso un protocollo volto a supportare il progetto Giano. Il protocollo potrà offrire servizi di accompagnamento, consulenza e formazione a trenta enti gestori di beni confiscati in Calabria. A ratificarlo il consorzio Macramè, l’Università della Ricerca, della Memoria e dell’Impegno e l’associazione San Benedetto Abate.

«La firma di questo protocollo arricchisce il valore di un ambizioso progetto. E testimonia come la rete rappresenta la via maestra in un momento in cui è sempre più evidente la necessità di condividere visioni comuni per lavorare nell’ottica del cambiamento», ha detto il presidente del consorzio Macramè, Giancarlo Rafele.

@dalsociale24

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