Sei anni fa la scomparsa di Roberto Mancini

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Per anni ha indagato sugli intrecci tra mala politica, colletti bianchi, camorra e rifiuti

Roberto Mancini per anni ha indagato sui rifiuti tossici a cavallo tra la Campania e il Lazio. Già negli anni ’90 e per anni ha lavorato nella cosiddetta Terra dei fuochi. E nel ribattezzato Triangolo della morte, ovvero tra i comuni di Acerra, Nola e Marigliano, in provincia di Napoli. Ha indagato sugli intrecci tra mala politica, colletti bianchi, camorra e rifiuti. Un poliziotto che è andato oltre l’impegno professionale.

Ha finito per ammalarsi di cancro. Il 30 aprile del 2014 Roberto Mancini moriva. Nel settembre di quello stesso anno gli è stato riconosciuto lo status di vittima del dovere. Gli esami medici hanno comprovato che la malattia era collegata al suo lavoro. Ai sopralluoghi tra discariche illegali e altri siti inquinati. La sua storia è stata oggetto della fiction Rai Io non mi arrendo, tratta dal libro Io, morto per dovere di Luca Ferrari, Monika Dobrowolska Mancini e Nello Trocchia.

Il sesto anniversario dalla sua scomparsa ricorre in un momento particolare per il Paese. Tra quelli che lo hanno ricordato i parlamentari del M5S nelle commissioni Ambiente di Camera e Senato e in commissione Ecomafie. «A quest’uomo delle istituzioni che tanto ha fatto per il nostro Paese non saremo mai abbastanza riconoscenti. Ricordare il suo impegno, la sua dedizione totale al contrasto di ecocriminali e mafiosi che avvelenano il Belpaese per i loro sporchi profitti – si legge nella nota -, è il miglior modo per fare in modo che tanti cittadini e in particolare i più giovani, facciano propri quell’impegno e quelle dedizione nel solco tracciato da Roberto Mancini».

Redazione
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