Secondo l’associazione le campagne elettorali nei Comuni sciolti per mafia presentano caratteristiche particolarmente critiche
Le elezioni amministrative del 24 e 25 maggio si avvicinano in un clima che, in diversi territori italiani, resta particolarmente delicato. A richiamare l’attenzione sul rischio di intimidazioni e pressioni durante la campagna elettorale è Avviso Pubblico. L’associazione invita istituzioni, forze politiche e forze dell’ordine a mantenere massima attenzione soprattutto nei Comuni reduci da scioglimenti per infiltrazioni mafiose. Quest’anno saranno 882 i Comuni chiamati al voto. Tra questi ce ne sono cinque che tornano alle urne dopo un lungo periodo di commissariamento. Si tratta di Melito di Napoli e Quindici in Campania, Tropea e Cerva in Calabria, Randazzo in Sicilia. Secondo Avviso Pubblico, si tratta di contesti particolarmente vulnerabili, perché le organizzazioni criminali tendono a tentare di recuperare influenza e rapporti con la politica locale proprio nelle fasi successive allo scioglimento dei consigli comunali.
Il quadro tracciato dall’associazione parte da dati raccolti in sedici anni di monitoraggio del fenomeno Amministratori sotto tiro. Dal 2010 al 2025 sono stati censiti oltre 6mila atti intimidatori rivolti ad amministratori locali, dirigenti pubblici e personale della pubblica amministrazione. Di questi, più di 400 hanno riguardato candidati e candidate impegnati nelle campagne elettorali. Solo nell’ultimo decennio, dal 2016 al 2025, gli episodi registrati contro aspiranti sindaci, consiglieri e assessori sono stati 317. A preoccupare è soprattutto la situazione dei piccoli Comuni sotto i 15mila abitanti – oltre 760 in questa tornata elettorale – dove il fenomeno delle intimidazioni risulta statisticamente più diffuso. Nei centri più piccoli, infatti, la competizione politica tende spesso a essere fortemente personalizzata e il confine tra scontro politico e pressione personale può diventare più fragile.
Secondo Avviso Pubblico, le campagne elettorali nei Comuni sciolti per mafia presentano caratteristiche particolarmente critiche. Da una parte, i clan tentano di influenzare il voto sostenendo candidati vicini o intimidendo gli avversari. Dall’altra, le nuove amministrazioni si trovano spesso a gestire situazioni economiche difficili, ereditate da anni di cattiva gestione, dovendo adottare misure impopolari che alimentano tensioni sociali e sfiducia. L’associazione sottolinea anche che molte comunità locali vivono ancora lo scioglimento del Comune come una sorta di marchio negativo sul territorio. Un clima che può favorire disillusione, astensionismo e isolamento degli amministratori impegnati nel cambiamento.
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Proprio il calo della partecipazione al voto rappresenta, secondo il dossier, uno degli aspetti più preoccupanti. In territori dove esistono reti criminali capaci di controllare pacchetti di preferenze, l’aumento dell’astensionismo rischia infatti di amplificare il peso dei voti condizionati o pilotati. Non si tratta soltanto di un’analisi teorica. Avviso Pubblico segnala che già nelle prime settimane di campagna elettorale si sono verificati diversi episodi di minacce e intimidazioni. A Ceglie Messapica un ex assessore ha ritirato la propria candidatura a sindaco dopo aver ricevuto una lettera anonima dal contenuto intimidatorio. A Messina una candidata è stata bersaglio di insulti e minacce sui social network. A Pontboset un candidato ha denunciato pubblicamente pressioni legate alla sua decisione di ricandidarsi, mentre a Venezia sono comparsi messaggi offensivi e intimidatori nella sede elettorale di un candidato sindaco.
Per Avviso Pubblico, questi episodi raccontano un clima sempre più esasperato, dove la radicalizzazione dello scontro politico, la crisi sociale ed economica e la diffusione dell’odio online contribuiscono a trasformare il confronto democratico in un terreno di ostilità permanente. «La campagna elettorale è il momento ideale per chi intimidisce: consente di avvicinare i candidati, spingerli a fare un passo indietro o tentare accordi. Anche pochi episodi possono inquinare l’iter democratico e condizionare la libertà degli elettori. Le intimidazioni non colpiscono solo i candidati, ma anche i cittadini chiamati alle urne. Garantire un voto libero e consapevole significa proteggere la democrazia, soprattutto nei territori più fragili ed esposti», afferma il presidente di Avviso Pubblico, Roberto Montà.
Sul tema, negli ultimi mesi, anche ANCI ha richiamato la necessità di rafforzare gli strumenti di tutela per gli amministratori locali, soprattutto nei territori più esposti alla pressione criminale e alla violenza politica. Parallelamente, organizzazioni sindacali e associazioni impegnate sul fronte della legalità hanno ribadito l’importanza di sostenere gli enti locali non solo sul piano della sicurezza, ma anche attraverso investimenti sociali, partecipazione civica e rafforzamento delle reti territoriali.
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